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Il Mare in 3D

Il Mare in 3D

24/03/2017 - Articoli, Notizie

Could 3D printing help tackle poverty and plastic waste? Articolo del Guardian (parte II)

Could 3D printing help tackle poverty and plastic waste? Articolo del Guardian (parte II)

Ed ecco la seconda parte di questo interessante articolo del Guardian tradotto e commentato dallo staff di Scuola di robotica.

Amsterdam-based ReFlow è un’impresa sociale con sede in Olanda che collabora con uno dei partner di TechforTrade in Tanzania, STIClab, su un progetto a Dar es Salaam. Jasper Middendorp, co-fondatore di questa impresa confronta il potenziale della stampa 3d allo sviluppo del mobile banking o all’introduzione dei pannelli solari. Entrambi questi sistemi fiorirono a causa dei problemi interni al sistema.

“La Tanzania è fortemente dipendente dalle importazioni e non ha una solida struttura di produzione”, racconta Middendorp,  “la stampa 3D potrebbe decentrare la produzione senza la necessità di investimenti enormi o di una grande quantità di conoscenze specialistiche. Questo potrebbe aiutare a "rendere più autosufficienti le popolazioni invece di importare esclusivamente prodotti provenienti dall'estero che non possono essere adattati al contesto locale".

Sostenuta in precedenza da finanziamenti di avviamento e investimenti privati da parte dei fondatori, REFLOW ha appena concluso una campagna Kickstarter otenendo 26.000 euro di fondi e prevede di lanciare il prodotto ad Amsterdam nel mese di febbraio 2017. Tuttavia ci sono ancora dei problemi sul controllo di qualità. "Non abbiamo ancora prodotto un filamento di qualità da mettere sul mercato", dice Middendorp, "ma speriamo di averlo entro un mese."

La qualità del filamento in plastica ottenuto dai rifiuti riciclati è infatti una sfida per l’intera industria della stampa 3d, racconta ancora Pai. Protoprint attualmente sta facendo dei test su un nuovo filamento ma non è ancora pronto a essere immesso sul mercato in quanto ci sono dei problemi sulla deformazione.

Protoprint, grazie ad un contributo pubblico, sta lavorando con un team di esperti sui polimeri della National Chemical Laboratory per sviluppare un additivo da aggiungere al filamento ed evitare il problema della deformazione.

Attualmente Protoprint ha circa 4.000 kg di pre-ordini, soprattutto da parte di distributori di piccole e medie dimensione con sede negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania e India per testare il filamento. "Non abbiamo ancora iniziato le operazioni commerciali e stiamo ancora lavorando per migliorare la qualità del nostro filamento, poi andremo sul mercato", prosegue Pai.

La qualità del filamento non è necessariamente un problema insormontabile, dice Thomas Birtchnell, docente presso l'Università di Wollongong e autore del libro ‘3D Printing for Development in the Global South’. “Gran parte del filamento riciclato è destinato al mercato open source per i prodotti di fascia bassa” - prosegue Birtchnell - "Non è possibile ottenere dei ‘look glamour’ ma si possono ottenere dei prodotti funzionali che possono essere utilizzati in contesti di sviluppo”. Il maggiore potenziale che la stampa 3d offre ai paesi in via di sviluppo non è per i prodotti realizzati quanto per ‘mettere i mezzi di produzione in mano alla popolazione locale” racconta Jeremy Faludi, consulente di strategia di progettazione sostenibile e docente presso il Minneapolis College of Art e design. Il mercato del filamento etico riguarda solo una piccola fetta ma se a questo filamento si riesce ad abbinare la qualità allora può diventare un grande business.

Articolo di  and ; Traduzione a cura di Gianluca Pedemonte

Se siete interessati all'argomento potete trovare la versione integrale qui.

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Il Mare in 3D, Scienza&Società, Stampa 3D