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14/06/2017 - Articoli, Notizie

Riscaldamento globale e inquinamento da plastica: intervista a Paolo Bernat

Riscaldamento globale e inquinamento da plastica: intervista a Paolo Bernat

Paolo Bernat si occupa da molti anni di tematiche antartiche, soprattutto nel campo della divulgazione dell'ecologia e della biologia marina. Dal 2002 inoltre è curatore del Museo Nazionale dell’Antartide di Genova. Lo abbiamo intervistato in esclusiva sul riscaldamento globale e l'inquinamento da plastica. 

Biologo marino e guida scientifica Paolo svolge dal 1990 attività professionale nel campo della biologia marina e della divulgazione scientifica. Dal 1994 si occupa anche di tematiche Antartiche, soprattutto nel campo della divulgazione dell’ecologia e della biologia marina. Dal 2002 è curatore del Museo Nazionale dell’Antartide di Genova.

Nello stesso anno ha partecipato alla XVIII campagna scientifica Antartica del Programma Nazionale di Ricerche in Antartite presso la Stazione “Mario Zucchelli” a Baia Terra Nova ed al programma di divulgazione promosso dal New Zealand Antarctic Research Program con partecipazione alle attività scientifiche presso Scott Base e alle attività di campo su Ross Island (Mare di Ross). Lo abbiamo intervistato in esclusiva sul riscaldamento globale e l'inquinamento da plastica. 

Paolo, durante gli ultimi mesi l'opinione pubblica mondiale si è spaccata sul tema del riscaldamento globale: esiste veramente questo fenomeno e se esiste quali sono gli effetti che potrebbe avere sul nostro ecosistema?

"Abbiamo tutti in testa le uscite del neo presidente statunitense che sostiene che il riscaldamento globale non esiste e sia inutile sottoscrivere accordi internazionali per limitare l'emissione di Co2 e arginare il questo fenomeno però la comunità scientifica è assolutamente convinta e sicura di questa situazione".

"Le aree polari sono uno degli ambienti in cui questo fenomeno globale è più evidente, sia in area boreale sia per quanto riguarda il continente antartico. Le evidenze si traducono in una riduzione delle calotte glaciali e in un aumento dello scorrimento di velocità ovvero il trascinamento dei ghiacci. Si evidenziano inoltre con il distacco, sempre più frequente, degli iceberg. Grazie al monitoraggio satelliytare questi fenomeni appaiono in tutta la loro gravità quotidianemente e questo monitoraggio prosegue da oltre 50 anni. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, grazie all'installazione di basi scientifiche, soprattutto in Antartide, sono aumentate anche le ricerche. L'innalzamento più evidente su scala planetaria negli ultimi cinquant'anni corrisponde a circa 0,6 gradi centigradi mentre in Antartide rispetto alla media è di circa 2,6 gradi centigradi". 

Nel corso dei secoli ci sono stati periodi di innalzamento della temperaturan globale. Per esempio tra il XVI e il XIX secolo il clima ha subito delle modifiche che hanno interessato anche le temperature. Questo tipo di fenomeno potrebbe essere fisiologico oppure il riscaldamento attuale è dovuto esclusivamente alle azioni dell'uomo?

"Intorno al '600 c'è stato un periodo, duranto circa una decina di anni, in cui è stato registrato un aumento delle temperature tale da portare alcune specie vegetali ad attecchire in zone dove prima di allora non avevano mai dato risultati. Questo fenomeno però può rientrare tranquillamente nelle oscillazioni climatiche fisiologiche nella cornice generale dei periodi glaciali e interglaciali".

"Adesso ci troviamo in un periodo interglaciale caldo e gli effetti dell'inquinamento sono evidenti dagli studi fatti sulle carote di ghiaccio antartiche proprio perchè le variazioni della temperature desunte da fossili ricavate a loro volta da studi geologici sono strettamente correlabili alle relazioni del contenuto di anidride carbonica in atmosfera. Sulla base del rapporto isotopico tra i carboni presenti nelle bollicine d'acqua, che contengono quindi anche la co2, sono state valutate le oscillazioni di temperatura negli ultimi 600 000 anni,  pur considerando tutti i periodi freddi e i periodi caldi, si vede evidentemente che, solo quando c'è stato l'avvio dell'utilizzo dei combustibili fossili e soprattutto l'immissione di co2 in atmosfera, la temperatura ha iniziato ad aumentare in maniera iperbolica. Da queste analisi risulta evidente che la Co2 è direttamente correlata all'aumento di temperatura"

Esiste anche un problema inerente la plastica. Quale influenza ha questo polimero sull'ecosistema?

"Possiamo avere delle azioni che potrebbero variare a seconda delle dimensioni o del tipo. Alcuni pezzi possono essere ingeriti dagli animali o possono soffocare o addirittura intrappolare. Poi ci sono i casi delle microplastiche che si disfano in mare ma non si scindono in carbonio, idrogeno e acqua come erano in origine. La plastica in mare resta sempre un polimero e l'unità molecolare non viene scissa quindi si potrebbe avere anche il bioaccumulo e la magnificazione della plastica che viene poi mangiata dall'animaletto plancotnico per risalire la catena alimentare fin sulle nostre tavole"

E la soluzione?

"L'educazione e l'informazione sono la principale soluzione. Dato che è impossibile ritornare all'uso di altri materiali e siccome noi abbiamo la cultura della produzione della plastica sempre noi dovremmo avere la cultura delle gestione e dell'eliminazione della plastica"

Intervista a cura di Gianluca Pedemonte

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