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Il Mare in 3D

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20/07/2017 - Articoli, Notizie

Greenpeace: quanto è diffusa la plastica in mare?

Greenpeace: quanto è diffusa la plastica in mare?

Diversi gruppi di ricerca hanno effettuato indagini sui rifiuti presenti sulle spiagge. Oltre ad influire sulla flora e la fauna, i rifiuti abbandonati sulle spiagge dissuadono i turisti e possono quindi avere un impatto negativo sul reddito generato dall’industria turistica. Ma quanto è diffusa la plastica in mare?

La scorsa settimana vi abbiamo parlato del rapporto annuale di Greenpeace in merito alla produzione e diffusione di plastica nei mari e negli oceani del nostro pianeta. I dati che l'organizzazione ha riportato nel report non sono incoraggianti. Basta pensare che, solo nel bacino del Mediterraneo,  la densità media di plastica presente è di 1 - 4 pezzi per metro quadrato, paragonabile all’accumulo di rifiuti plastici dei vortici subtropicali pacifici (Cózar et al., 2015). 

Secondo il professor Erik Van Sebille del London Imperial College le stime della massa globale di microplastica marina galleggiante variano da 93 mila a 236 mila tonnellate mentre la massa di microplastica stimata nel Mar Mediterraneo varia da 4.800 a 30.300 tonnellate. Le ricerche condotte da Van Sebille e da Andrès Cozàr, dell'Università di Cadice, sono state effettuate entrambe nel biennio 2014-15 tuttavia i numeri sono contrastanti. Nonostante queste discrepanze numeriche entrambe le ricerche dimostrano non solo una massiccia presenza di plastica nel bacino del Mediterraneo ma anche un aumento costante della presenza di microplastiche.

Ovviamente la diffusione della plastica influisce e danneggia la biodiversità marina e i servizi paesaggistici ed economici. Greenpeace nel suo rapporto annuale ha suddiviso questa diffusione in tre zone e per ognuna di queste ha analizzato i danni arrecati dai materiali plastici. 

  • Plastica sulle spiagge: Chi ci conosce sa quanto siamo vicini al tema dell'inquinamento da plastica sulle spiagge. Leggere i dati riportati da Greenpeace è sempre molto doloroso per noi. Infatti gli studi condotti in Europa indicano una che in si tratta quasi esclusivamente di rifiuti di plastica. In Italia l’81,1 per cento dei rifiuti raccolti sulle spiagge dell’Italia orientale (Munari et al., 2016), erano plastica.  Altre rifiuti comuni comprendono frammenti di plastica, bicchieri e tappi di plastica, polistirene, sacchetti di plastica, filamenti plastici, buste e involucri, bastoncini cotonati, vetro, pezzi di ceramica e bottiglie (EEA, 2015).   
  • Plastica nella acque superficiali: Abbiamo già riportato molti dati inerenti questa zona, compresi quelli citati in apertura. In questa sede ci limiteremo a citare la ricerca condotta da Suaria & Aliani nel 2014. Questi "hanno effettuato indagini visive su 167 transetti fatti nel Mediterraneo centrale e occidentale per valutare i rifiuti galleggianti. Di quelli avvistati, il 78 per cento era di origine antropica (82 per cento plastica, 13,6 per cento polistirolo e 4,4 per cento era costituito da altri oggetti sintetici)"
  • Plastica sul fondale marino: Ovviamente, a causa della profondità, è la zona più complessa da monitorare tuttavia Ramirez-Llodra nel 2013 "hanno condotto un monitoraggio dei fondali abissali - tra i 900 e i 3 mila metri - e hanno trovato rifiuti in tutte le profondità campionate. Le plastiche erano presenti nel 92,8 per cento dei campioni raccolti".  Fino a una profondità di 50 metri, la plastica risultava la tipologia di rifiuto più abbondante rinvenuta sul fondo marino.

I dati riportati da Greenpeace dimostrano come l'inquinamento da plastica abbia ormai intaccato tutta la colonna d'acqua a partire dalle spiagge e dai litorali per arrivare alle profondità oceaniche e quanto sia necessario correre ai ripari prima che i nostri mari diventino delle pozze di plastica.

 

 

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