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07/06/2017 - Articoli, Notizie

Accordi di Parigi: cosa prevedono?

Accordi di Parigi: cosa prevedono?

Nelle scorse settimane la decisione del Presidente statunitense di abbandonare gli Accordi di Parigi del 2015 ha scatenato molte polemiche. Ma perchè gli Stati Uniti vogliono abbandonare i trattati? Cosa prevedono gli accordi sul clima di Parigi?

Durante le ultime settimane si è molto discusso della scelta del presidente statunitense Donald Trump di abbandonare gli accordi sul clima di Parigi del dicembre 2015. La conferenza ha negoziato un accordo globale sulla riduzione dei cambiamenti climatici che entrerà in vigore solo a partire dal 2020 se verrà ratificato, accettato o approvato da almeno 55 paesi che rappresentano complessivamente il 55 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.

Nel settembre 2016 l'accordo è stato ratificato da Usa e Cina che insieme producono il 38% di emissioni di C02 nel mondo ma, nonostante la ratifica, il presidente Trump ha deciso di uscire dagli accordi. Ma per quale motivo la Casa Bianca ha deciso di abbandonare questi accordi? E soprattutto cosa prevedono gli accordi di Parigi? 

L’accordo mette sulle spalle degli americani i costi a discapito della nostra economia e della crescita del lavoro, tirando fuori al contempo impegni senza alcun senso dai principali inquinatori mondiali, come la Cina.” In questo estratto del documento inviato al Congresso dalla Casa Bianca appare chiara la ragione per cui Trump ha deciso di abbandonare l'accordo: l'economia. Il presidente infatti è convinto che un ritorno all'utilizzo sfrenato di carbone e petrolio possa causare un rilancio dell'economia. Infatti Trump, durante i primi giorni del suo mandato, aveva invocato un rilancio dell'industria del carbone e ordinato lo smantellamento del Clean Power Plan, il programma voluto dal suo predecessore per rispettare gli obiettivi presenti negli accordi di Parigi per tagliare le emissioni e limitare l'aumento della temperatura sotto i due grandi centigradi dai livelli pre-industriali. Le centrali infatti causano il 40% circa delle emissioni nocive americane che, seguendo il programma voluto da Obama, sarebbero diminuite del 32% entro il 2030. 

La nuova strategia della Casa Bianca è dovuta principalmente a motivi economici. Infatti una fetta consistente della nuova amministrazione è convinta che un ritorno alla precedente economia, basata sullo sfruttamento, senza restrizioni, di carbone e petrolio potrebbe avere effetti benefici e contribuire a rilanciare i consumi diminuendo i costi. Inoltre anche una parte consistente dell'elettorato Repubblicano pensa che l'abbandono dei trattati generi un boom economico, soprattutto in campo energetico. 

Ma esiste anche un vasto fronte di cittadini contrari alla decisione infatti, come si vede nella grafica realizzata da Statista per Forbes diversi Stati e parecchie città hanno deciso di "ribellarsi"  alla decisione. Sono state 1219, come riporta 'Termometro politico' le personalità del mondo politico, economico, scientifico e sportivo a dichiarare "We are still in" - Siamo ancora dentro, ndr. 

Secca la risposta del presidente che ha dichiarato "Sono stato eletto per rappresentare i cittadini di Pittsburgh, non quelli di Parigi". Tuttavia anche la Steel City fa parte delle città che partecipano alla coalizione senza contare che all'iniziativa partecipano anche 193 Università e 903 aziende tra cui Nike, Google, Apple e Microsoft.  

Ma cosa prevede questo accordo? Secondo quanto riporta il sito della Commissione Europea "l’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2º C".

Inoltre i governi hanno concordato di:

  • mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine
  • puntare a limitare l'aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici
  • fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo
  • procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili.
  • riunirsi ogni cinque anni per stabilire obiettivi più ambiziosi in base alle conoscenze scientifiche
  • riferire agli altri Stati membri e all'opinione pubblica cosa stanno facendo per raggiungere gli obiettivi fissati
  • segnalare i progressi compiuti verso l'obiettivo a lungo termine attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità.
  • rafforzare la capacità delle società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici
  • fornire ai paesi in via di sviluppo un sostegno internazionale continuo e più consistente all'adattamento.
  • scongiurare, minimizzare e affrontare le perdite e i danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici
  • cooperare e migliorare la comprensione, gli interventi e il sostegno in diversi campi, come i sistemi di allarme rapido, la preparazione alle emergenze e l'assicurazione contro i rischi.

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